NEWS DAL MADAGASCAR – INTERVISTA A ROSARIA BRACALE

ROSARIA BRACALE
Collaboratrice di NADIA Onlus in Madagascar

Negli ultimi tempi, il Madagascar è stato attraversato da tensioni politiche e gravi sommosse, con ripercussioni pesanti sulla vita quotidiana. Le informazioni che arrivano in Europa sono frammentarie. NADIA Onlus si è messa in contatto con la propria collaboratrice sul posto, Rosaria Bracale, che dal 2015 risiede ad Antananarivo, per avere notizie certe e aggiornate sulla situazione e sapere come sta affrontando tutto questo.

Rosaria, come stai?
Sto bene, anche se da giorni sono chiusa in casa. La situazione fuori non è sicura e occorre fare molta attenzione negli spostamenti.

Cosa è successo nelle scorse settimane nella capitale e negli altri centri maggiori?
Le proteste giovanili, guidate dalla cosiddetta Gen Z sull’esempio di altri Paesi africani, sono esplose contro una situazione che la gente ritiene ormai insostenibile. Le manifestazioni hanno innescato uno scontro politico fortissimo: l’ex presidente Andry Rajoelina è fuggito all’estero, è stato destituito con un colpo di Stato militare e ora il Paese è guidato dal colonnello Michael Randrianirina. Lo scorso mese è stato definito da tutti come un vero “ottobre di fuoco”.

Come si vive, concretamente, in un clima di così grande tensione?
La quotidianità, per noi stranieri in particolare, si è trasformata in una sorta di prigionia. La sera scatta il coprifuoco, i voli aerei vengono spesso annullati e si può uscire solo per stretta necessità, scegliendo orari in cui il rischio è minore.

Quali sono le ragioni principali alla base delle proteste?
L’ex presidente aveva promesso una soluzione ai gravi problemi legati all’approvigionamento di acqua potabile ed elettricità, ma la popolazione non gli ha creduto. Qui le interruzioni di corrente elettrica durano anche 6 o 8 ore al giorno e vanno avanti da anni. Le persone riempiono taniche per avere una scorta d’acqua. La frustrazione è tanta. La ribellione nasce dal desiderio di un futuro migliore, anche se la protesta ha avuto momenti violenti che sembrano più legati a dinamiche politiche interne.

Quali danni si sono verificati?
Durante le manifestazioni, molti centri commerciali, attività e negozi sono stati devastati, con perdite per milioni di euro. Alcuni hanno approfittato del caos per saccheggiare e rubare. Il risultato è una crisi peggiore del Covid: uffici e negozi chiusi o con attività ridotta, licenziamenti, stipendi non pagati e interi settori bloccati.

Quali ambiti economici sono maggiormente colpiti?
Il turismo, che si era ripreso proprio nell’ultimo periodo dopo la crisi del Covid, è di nuovo fermo. Alberghi vuoti, agenzie con viaggi annullati, compagnie aeree che cancellano voli. Anche il settore della vaniglia, uno dei pilastri dell’economia malgascia, sta soffrendo. I supermercati aprono solo per poche ore al giorno e si formano lunghe code per fare la spesa.

Qual è il clima emotivo tra la popolazione?
La rabbia dei giovani è comprensibile: chiedono diritti fondamentali e un futuro migliore. Chiedono di poter studiare e lavorare senza continue interruzioni energetiche. Tuttavia molti non si chiedono cosa potrà accadere dopo. Il potere militare sembra aver contribuito a soffiare sulla tensione, che era nell’aria da mesi.

Uno sguardo al futuro: come ti senti riguardo ai prossimi mesi?
Prevale la paura, soprattutto perché siamo su un’isola e la libertà di movimento è limitata. Noi stranieri ci chiediamo se sarà ancora possibile vivere e lavorare qui. La situazione, purtroppo, è di estrema incertezza.